SINDROME DEL GEMELLO SCOMPARSO – Jesús Casla

SINDROME DEL GEMELLO SCOMPARSO

Jesús Casla 

Terapeuta di Decodifica Biologica,

Decodifica Transgenerazionale, 

e Ipnosi Regressiva Riparatrice

www.dbr-casla.com      www.jesuscasla.com

Madrid     Verona    Padova

 

Il 10-15% delle gravidanze inizia come multifetale; ciononostante, meno del 2% dei parti finisce per essere multiplo. Ciò significa che nella maggior parte delle gravidanze multifetali accadono morti uterine, soprattutto nelle prime dodici settimane, morti che accadono senza essere percepite. Normalmente le prime ecografie si realizzano tra la 9ª e la 12ª settimana, e anche per questo molte volte non si possono constatare queste perdite. Inoltre, i resti dell’embrione deceduto vengono assorbiti solitamente dai tessuti placentari e non resta altro che il segno di un sanguinamento vaginale, apparentemente carente di rilevanza, che però il più delle volte è la sola manifestazione visibile di quella perdita. Solo se la morte uterina accade a partire dalla 14ª settimana si possono osservare piccoli resti del feto morto incorporati dalla placenta, come se fossero rugosità. In alcuni casi il gemello sopravvivente cresce e si sviluppa intorno all’altro, che finisce per integrare, ciò che si denomina “fetus in fetu”, anche conosciuto come “gemello parassita”. Il gemello morto che non è arrivato a svilupparsi si incista e permane alloggiato nel sopravvivente. Ciò che accade più spesso è che il feto morto trovi alloggio nell’area addominale del fratello. Sono casi estremamente rari.

Da questo genere di circostanza, sorge la nota sindrome del gemello scomparso, riferita a gravidanze multiple, di due o più feti, in cui si producono morti uterine e solo uno dei fratelli sopravvive. Il sopravvissuto, chiamato anche gemello solitario, conserva nella sua prima memoria il ricordo del fratello che un tempo gli fu accanto, che lo accompagnò per quella tappa iniziale, e con cui condivise i primi istanti di vita; poi venne a mancare, si fermò nel suo cammino e scomparve. Il gemello che prosegue a vivere, assiste da solo e in prima fila alla morte di suo fratello. Durante la gestazione l’udito è il senso più importante per il feto, attraverso di esso percepisce tutto ciò che accade intorno a lui, che sia il battito del cuore, o la digestione della madre, così come i suoni provenienti dall’esterno; ma naturalmente sente anche e percepisce, la presenza e i battiti del cuore di suo fratello. All’improvviso, smette di sentirli, così come cessa il movimento del fratello. Percepisce che quel compagno si trasforma in qualcosa di rigido ed inerme. Ed entra in panico; non conosce le cause di quella morte e non sa se capiterà a lui la stessa sorte. Dalla sua inesperienza, affronta, completamente esposto, il dramma della morte e della sfida di continuare senza di lui, a vivere in quello spazio angusto, l’utero. La terribile esperienza farà sì che durante il resto della gravidanza, si muova appena, a causa della memoria dei resti mortali di suo fratello che continuano ad essere accanto al lui. E’ molto comune che i gemelli sopravviventi presentino in seguito problemi di udito; se si manifestano solo in una delle orecchie è probabile che il fratello fosse da quel lato quando il suo cuore smise di battere e morì. E’ anche probabile che, a causa di quell’esperienza traumatica, nel tempo sarà predisposto a soffrire di attacchi di panico e di claustrofobia, ogni volta in cui torni a sentire la paura in determinati contesti che stimolino inconsciamente in lui ricordi di quanto accaduto in utero. Il registro emozionale della morte del fratello permane vivo nel suo inconscio e si può riattivare più volte, in qualunque situazione emotivamente analoga.

La memoria inconscia genererà nel sopravvissuto una dolorosa sensazione di separazione che perdurerà nel tempo. In seguito sarà pervaso da un sentimento profondo ed inspiegabile di solitudine e di attesa, anche di apatia, senza arrivare a comprendere che cosa o chi sta aspettando. Probabilmente somatizzerà in seguito con malattie della pelle, manifestazione fisica del conflitto emozionale di separazione e della mancanza di contatto di cui ha sofferto. Il gemello sopravvissuto si sente sempre solo ed incompreso. Ma nemmeno lui comprende cosa c’è che lo travolge in ogni momento. Costantemente sente che gli manca qualcosa senza sapere di cosa si tratti. A volte, il trauma da separazione si percepisce dal momento del parto stesso, in cui i bambini non smettono mai di piangere nelle prime settimane, a causa della perdita che hanno appena finito di patire, per aver lasciato alle spalle, inermi, i resti del fratello gemello deceduto.

Molte volte il gemello sopravvissuto nella sua vita è una persona con un marcato senso di colpa. A livello inconscio non arriva a spiegarsi perché lui vive e suo fratello no. Si incolpa per aver avuto più fortuna dell’altro e perché pensa che forse avrebbe potuto o dovuto fare qualcosa per salvare suo fratello mentre sentiva spegnersi la fiamma della vita accanto a lui. Si sottopone continuamente all’interrogativo eterno del perché fu l’altro a morire e non lui. Senso di colpa per aver rubato al fratello lo spazio che gli apparteneva nell’utero. Si chiede se suo fratello non abbia potuto continuare il suo sviluppo proprio perché lui, il sopravvissuto, stava crescendo fino ad accaparrarsi tutta la cavità uterina. Per questo senso di colpa, non si sente autorizzato a vivere pienamente e a godersi la vita. Beneficiare della sua esistenza supporrebbe per lui un tradimento nei confronti del fratello assente e darsi questo permesso gli risulta inconcepibile, un lusso che non può permettersi. Questa colpa avrà ripercussioni nel tempo perché si saboterà, inanellando fallimenti su fallimenti nella sua vita, che sia professionale o affettiva, per riparare o compensare quel carico interiore. Spesso, assume ruoli al servizio degli altri, dedicandosi a professioni in cui il suo compito è assistere gli altri perché continua ad essere presente nel suo inconscio il trauma di quella volta in cui non poté aiutare il fratello che morì. Questo genera nel sopravvissuto un desiderio permanente di aiuto, una vocazione al servizio.

La ferita emotiva del gemello perduto e il senso di colpa, lo perseguitano in ogni momento, ovunque vada, riflettendosi nelle sue relazioni sociali e di coppia. Il ricordo inconscio del gemello scomparso si traduce in un blocco emozionale che impedisce al sopravvissuto non solo di godere della vita ma anche di dedicarsi pienamente e liberamente a qualcosa, nemmeno alle altre persone, perché permane un eterno stato d’attesa dell’assente. Questa fissazione e la speranza di incontrare nuovamente il fratello-sorella scomparsi, per esempio, può condurre a comprare cose doppie (una per il fratello), abitudini che a volte sono l’indizio più evidente della possibile esistenza di questa sindrome.

La ricerca del fratello scomparso può condurre il gemello sopravvissuto e solitario a cercare di risolvere la dolorosa attesa attraverso proiezioni inconsce attraendo nella sua vita partners che per il suo inconscio sono proiezioni dell’assente. La proiezione inconscia è il transfert involontario delle nostre virtù, difetti o necessità nei confronti degli altri nel desiderio di riparare, giustificare o risarcire. Questo transfert accade quando la parte inconscia cerca il modo di curare ferite emotive che persistono, gestire aspetti di noi stessi che ci turbano o superare memorie traumatiche.

Soffrire l’assenza, la distanza, la freddezza o la perdita di un essere amato può rappresentare un serio trauma con conseguenze emozionali che vanno a risiedere nell’inconscio, e questo può accadere anche quando siamo ospiti dell’utero materno. Con queste proiezioni inconsce attraiamo nella nostra vita versioni successive del passato; nuove opportunità e alternative di correzione e di liberazione, superamento e liberazione del carico emotivo. Il nostro inconscio può cercare il modo di sanare quelle ferite, e nel non poter riscattare il contesto originale in cui si produssero o nell’impossibilità di risarcire il trauma con gli attori originali, è possibile che metta nella nostra vita persone o partner che rappresentano proiezioni degli stessi.

La relazione che sorge in queste circostanze è incestuosa poiché, senza essere cosciente di tutto questo, il gemello sopravvissuto cerca, prima di tutto, di incontrare nuovamente la compagnia di quel fratello; stavolta attraverso un’altra persona che incarna quella proiezione, il che, senza dubbio, blocca e condiziona la relazione di coppia. Si stabiliscono relazioni ove primeggiano gli aspetti affettivi su quelli strettamente fisici e sessuali, relazioni in cui sorgono difficoltà ad avere figli, sia per mancanza di appetito sessuale sia perché si verificano aborti, oppure possono sorgere ostacoli biologici, come miomi o endometriosi, che collaborano a questo proposito: ostacolare la procreazione.

Il dramma del gemello assente segna la vita del sopravvissuto e condiziona anche le sue relazioni affettive. La ricerca e l’attesa del compagno scomparso carica il sopravvissuto di una maniera molto particolare di affrontare le relazioni e il modo di amare. Probabilmente diventerà un adulto poco incline all’intimità, al contatto e alle carezze, ricordo del contatto e della prossimità che all’inizio della sua vita uterina ebbe con il suo gemello. Qualunque dimostrazione successiva di intimità ravviva quella memoria e, con essa, il trauma non metabolizzato. Nonostante questo rifiuto iniziale del contatto, stabilisce e consolida le relazioni affettive, sebbene siano determinate dalla proiezione inconscia che le converte in incestuose, sentirà nel profondo una paura atroce che il suo compagno o compagna lo lasci, come già accadde in utero. Per questo timore di essere abbandonato, vivrà le sue relazioni affettive con un profondo attaccamento. Si svaluterà, facendo di tutto perché il partner resti al suo fianco, anche umiliandosi o rinunciando alla sua felicità. Potrà arrivare a sopportare per anni una relazione di comodo solo per non rivivere la solitudine. La memoria viva di quella prima scomparsa lo porterà a credere che è meglio mantenere una relazione insoddisfacente piuttosto che ripetere l’esperienza del dolore dell’abbandono. Per un gemello solitario sarà praticamente impossibile rompere una relazione e liberarsi dall’attaccamento affettivo.

E’ frequente che in molte delle persone che vivono le circostanze descritte in precedenza, potenzialmente nella condizione di soffrire della sindrome del gemello scomparso, si osservino parallelamente comportamenti rischiosi, l’accadere di incidenti o in definitiva, tendenze autodistruttive. Nella ricerca del fratello perduto, il gemello solitario può adottare iniziative e comportamenti pericolosi, assumendo atteggiamenti rischiosi e creando situazioni che implicano il rischio della loro vita, come se questo flirt con la morte rappresentasse un tentativo di riunirsi con chi un giorno se ne andò. Vivere al margine del precipizio disprezzando il pericolo e ciò che rappresenta, con un piede in direzione della morte; desiderio inconscio di riunirsi con quell’altra sua parte, come se desiderasse seguirla e condividere con lei il suo destino.

La donna che è gemella superstite probabilmente nel suo inconscio porta la colpa della morte del fratello. Se è così, quando lei stessa sarà madre, sicuramente avrà paura di causare un danno ai suoi figli. Può accadere che addirittura non riesca a prenderli in braccio o ad accarezzarli. Diventerà una madre fredda e distante, non per mancanza d’amore per suo figlio ma per questo timore di danneggiare nuovamente un essere profondamente amato. In altri casi, questo stesso senso di colpa per la morte del fratello gemello la porterà a cercare di risarcirsi viziando suo figlio, senza esercitare la corretta funzione materna su di lui. Gli consentirà tutto per garantirsi la sua vicinanza e diventerà dipendente dal suo amore. La relazione tra i due sarà disfunzionale perché non eserciterà la sua funzione di madre e il figlio finirà per ottenere troppo potere su di lei.

La diagnosi della sindrome del gemello scomparso è essenzialmente emozionale; sensazioni che risuonano interiormente nel superstite, sintomi che si porta dentro da lungo tempo. Si tratta basilarmente di una conferma emotiva perché sono praticamente nulle le possibilità di ricostruire con precisione i fatti. La persona che sente come propri gli indizi di una possibile sindrome del gemello scomparso può consolidare la possibile certezza della stessa se può avere la collaborazione della madre per la ricostruzione dei fatti. Quando il sanguinamento vaginale è avvenuto nelle prime settimane di gestazione, rappresenta l’eliminazione dei resti di un embrione-feto, questa morte uterina può passare inosservata dalla madre. La sua parte conscia non conosce le ragioni di quell’emorragia vaginale; ma il suo inconscio sa perfettamente cos’è accaduto nell’utero. Il suo inconscio ha registrato la perdita del bebè e probabilmente a partire da quel momento la donna osserverà alcune alterazioni nella sua biologia. Alcuni cambiamenti chiaramente distinguibili si manifestano nel suo ciclo mestruale. Donne che forse da allora avevano avuto mestruazioni normali e regolari iniziano a soffrire di dolori mestruali (dismenorrea) o di cicli mestruali anormalmente lunghi con flusso scarso (amenorrea). In questo modo, la donna si sta incolpando inconsciamente per non aver portato avanti la gravidanza e per non avere oggi con lei quel figlio. Si rimprovera l’accaduto e si svaluta come madre. Il suo inconscio lo dimostra attraverso le sue mestruazioni senza che lei ne sia consapevole.

 

* Jesús Casla è autore dei libri:

Decodifica Bio-Transgenerazionale. Segreti e chiavi dell’albero genealógico

Il ciclo mestruale e i suoi sintomi. Decodifica biológica ed emozionale

La memoria emozionale della vita uterina

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