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LE AFTE (Decodifica biologica ed emozionale), memorie del seno materno, Jesùs Casla

By 11/10/2020Ottobre 19th, 2020No Comments

LE AFTE (decodifica biologica ed emozionale), memorie del seno materno

Jesús Casla 

Terapeuta di Decodifica Biologica, Decodifica Transgenerazionale e Ipnosi Regressiva 

www.dbr-casla.com      www.jesuscasla.com

SPAGNA: Madrid    

ITALIA: Milano    Genova    Verona    Padova   Rovigo

 

Le afte -dal vocabolario greco aphtai- significano letteralmente “bruciatura”, “fuoco”. Sono conosciute anche come stomatite aftosa o ulcere buccali; si tratta di ulcerazioni superficiali o erosioni della mucosa, dall’aspetto biancastro o giallognolo, con un inconfondibile contorno rosso e brillante. Di solito, assumono la forma di una protuberanza circolare, con un diametro variabile da tre a otto millimetri.

Abitualmente appare una unica ulcera, anche se possono giungere a formare gruppi maggiori di dieci alla volta. Il primo indizio del loro arrivo è sempre una sensazione di prurito e bruciore intenso. Entro le ventiquattro e le settantadue ore più tardi, si verifica l’abrasione; ulcera abbastanza dolorosa e molesta, che perdurerà circa due settimane. Passato questo tempo, la sua colorazione ritornerà gradualmente grigiastra, indubbia manifestazione dell’iniziale ricostruzione del tessuto, e della cicatrizzazione.

Generalmente appaiono nella mucosa labiale e orale, sui bordi della lingua, nei solchi linguali e buccali, come anche nel palato molle. Più raramente possono presentarsi nel tubo digerente, o nella mucosa genitale.

Si tratta dunque di lesioni che normalmente appaiono nella cavità orale, soprattutto in bambini e adolescenti di età compresa fra i dieci, e i diciannove anni.

Allo stesso modo, le donne ne soffrono più frequentemente degli gli uomini.

Vengono classificate in tre gruppi: minori o lievi, maggiori o gravi, e ulcerazioni recidive erpetiformi o stomatiti aftose recidivanti, che possono portare a presentare quadri clinici con febbre, malessere, o indisposizione generale. La medicina occidentale attribuisce l’origine delle a diverse cause, come per esempio, alterazioni nel normale funzionamento del sistema immunitario di fronte ai batteri della flora orale. Come cause, inoltre, si considerano le carenze di vitamine e minerali (specialmente di ferro, acido folico o vitamina B12), le allergie alimentari, e le sintomatologie sistemiche come la celiachia, la colite ulcerosa o l’aids. Oltre a ciò, si contemplano come possibili cause delle afte alcuni disturbi ormonali, infezioni batteriche e virali, situazioni di ansietà e stress emotivo, nonché certe dipendenze come per esempio il tabacco. Per i casi che non rientrano nelle cause qui descritte, si osserva anche la possibilità di una predisposizione genetica. Caso diverso sono le afte di origine traumatica, ferite della mucosa orale causate di norma durante la spazzolatura dei denti, accomodature delle protesi dentali, morsi nella parte interna della bocca o della lingua, senza dimenticare l’assunzione di bevande troppo calde, o l’ingerimento di alimenti piccanti. Si osserva, altresì, una particolare incidenza in persone che soffrono di disturbi gastrointestinali, principalmente nei casi di colite ulcerosa e del morbo di Crohn, presumibilmente a causa di carenze nutrizionali, e alla comparsa di reazioni autoimmuni; le afte, di per sé, arrivano a essere considérate come primo indizio della possibile esistenza dei disturbi descritti.

Nella maggior parte dei casi, le afte non richiedono alcun tipo di trattamento, oltre che lenire per quanto sia possibile il dolore, e diminuire l’infiammazione con rimedi semplici come l’applicazione di bicarbonato, per bruciare la membrana che ricopre la ferita, favorendo e accelerando così la cicatrizzazione. Tuttavia, come regola generale, devono sempre essere presi in considerazione tre aspetti fondamentali. In primo luogo, la periodicità con cui si manifestano, il che permette di determinare la predisposizione della persona a soffrirne. In secondo luogo, bisogna osservare sia il numero di ulcere che compongono ogni focolaio, cos¡ come le loro dimensioni. Per ultimo, al terzo posto, è importante tenere in conto la durata. Questo apporta una preziosa informazione, per esempio riguardo al funzionamento e l’efficienza del sistema immunitario. Il processo di riparazione si accelera da solo se si evita il consumo di alimenti eccessivamente conditi, o molto acidi come gli agrumi.

La decodifica biologica dell’afta permette di identificare il significato biologico del sintomo, e soprattutto di individuare e comprendere il trauma, o conflitto emotivo, che si attiva.

Identificare e decifrare il trauma emotivo scatenante, offre alla persona la possibilità di disattivare il programma inconscio che si trova alla radice del suo problema; il sintomo. Biologicamente, tutti i conflitti relazionati con la bocca evidenziano situazioni di svalutazione nell’ambito dell’espressività, della comunicazione; in sostanza, della parola. Ugualmente, situazioni in cui non ci sentiamo ascoltati o considerati. Quando ci sono questi condizionamenti, e reprimiamo la rabbia, o blocchiamo la nostra espressività, non ci permettiamo di esprimere ciò che sentiamo, il nostro inconscio ci avvisa e ci avverte del conflitto latente, manifestando solitamente attraverso la biologia diversi dolori, sintomi o malesseri che si presentano nel nostro canale di espressione verbale: la bocca.

Forse le parole non dette, la rabbia e l’ira repressa, come anche i segreti, possono arrivare al punto di compromettere la nostra salute.

Come tutte le ulcere, le afte hanno quel senso biologico di rabbia e di ira, che invece di essere espresso, viene represso, rimanendo inespresso, bloccato.

Più concretamente, quando si tratta di ulcere buccali, come nella maggioranza delle afte, possiamo supporre quasi senza margine di errore, che si tratta di parole non dette, parole silenziate, trattenute fra le labbra.

Dal punto di vista strettamente conflittuale, la maggior parte delle afte rispondono, in origine, a un conflitto emotivo verificatosi nella prima infanzia; situazioni di separazione dal seno della madre. Un conflitto di origine programmante, perché non venendo risolto in quel momento, permane vigente nell’inconscio della persona che ne soffre, nonostante siano trascorsi anni, o decenni. Per questo, è necessario studiare in dettaglio l’infanzia della persona; il vissuto e le esperienze dolorose; le carenze affettive che causarono frustrazione. Il bambino, che sia perché “lasciato” da sua madre in tenera età alla scuola materna o per qualsiasi altra circostanza analoga, sente e soffre questa separazione, privo della capacità per comprenderla e, ancora meno, per digerirla e risolverla. Si genera e si programma un conflitto, serio e profondo, in quanto il desiderio simbolico è quello di tenersi stretto al seno della mamma, come dire, godere del contatto e dell’affetto materno; senza trovarne però la maniera. Né ha la possibilità di farlo. Nascono così la rabbia e l’ira accennate in precedenza, che si nutrono sostanzialmente dell’impotenza, dell’immaturità, e dall’incapacità del bambino di comprendere la situazione, per affrontarla e risolverla.

Non dimentichiamo inoltre che, al disotto dell’interpretazione biologica, i problemi alle labbra rivelano sofferenze della persona per non aver ricevuto baci a sufficienza, oppure perché furono insoddisfacenti per quantità e qualità. C’è, pertanto, un disturbo emotivo di carenza affettiva.

Quando le afte si manifestano nelle persone adulte, rivelano l’esistenza di situazioni che si fuggono, conflitti che si reprimono, o si silenziano, difficoltà che si evitano, e rimangono in sospeso. Un dibattito interno tra qualcosa che ci piacerebbe manifestare, ma non esprimiamo, né tantomeno esterniamo per diverse ragioni, siano queste di carattere culturale, religioso o sociale. È precisamente questo dibattito interno vincolato alla parola e all’espressività, che alimenta la rabbia e l’ira repressa, assumendo, come canale di espressione psicosomatica, la forma di un’ulcera orale. Le persone adulte propense all’afta stanno dando continuità, al di sotto delle circostanze emotive sopra descritte, a un conflitto programmante, acquisito inconsciamente nei loro primi anni di vita, e da cui non si sono ancora liberati.

Le carenze affettive nell’infanzia marcano il carattere e la vita non solo del bambino e dell’adolescente, ma anche dell’adulto, che continuerà a manifestare durante la sua vita quell’ammanco affettivo provato in quel momento, o quella separazione brusca e inaspettata, rimasta però, sempre incompresa o inadeguatamente gestita nel seno materno.

Anche se il contesto di vita è molto differente, le afte nell’adulto compaiono di nuovo se si ripresentano situazioni di carenza affettiva o mancanza di considerazione; in sostanza, uno scenario emotivamente analogo a quello dell’infanzia, parole che non si dicono, emozioni che non si esprimono, comunicazione repressa e bloccata, segreti o verità che non ci si permette di dire.

In definitiva, bisogna sempre tenere assai presente il vissuto e le circostanze che afflissero la persona sofferente di afte; ma anche le situazioni vissute dalla madre, poiché durante l’infanzia i bambini condividono e sentono tutto ciò che colpisce la madre, e questo si può manifestare nella salute e nella biologia dei bambini. Si deve osservare con speciale attenzione come sia avvenuto lo stadio corrispondente all’autonomia primaria della persona, ovvero, il compimento del primo anno di vita, così come attorno al terzo anno, l’autonomia secondaria.

Le circostanze che danno luogo a questo progressivo allontanamento dal seno materno, determinano la maniera in cui il bambino vive, e assume con maggiore o minore carica emotiva, il suo graduale distacco.

In questo si radica la chiave di come si ancori nell’inconscio un conflitto programmante, predisponendo nella persona il manifestarsi di successive afte, a volte anche durante tutta sua la vita; esiste una incomprensione inconscia, attiva e memorizzata al suo interno che viene somatizzata ogni qualvolta, nella vita, si espone o affronta nuove circostanze, simili dal punto di vista emotivo, anche se, evidentemente, il contesto della vita sia molto differente.

La persona propensa alle afte deve analizzare nel dettaglio, con la serenità che deriva dal passare del tempo, la prima parte della sua infanzia, al fine di prendere coscienza delle circostanze e dei conflitti che lo contornarono in quello stadio cruciale della sua vita. Da questa analisi libera e serena potrà ricavare conclusioni appropriate, comprendendo e considerando tutte le sfumature di quello scenario, così come le tendenze e i comportamenti delle persone che erano presenti, principalmente la madre, senza giudicare e assumere un ruolo di vittimismo.

 

* Jesús Casla è autore dei libri:

Decodifica Bio-Transgenerazionale. Segreti e chiavi dell’albero genealógico

Il ciclo mestruale e i suoi sintomi. Decodifica biológica ed emozionale

La memoria emozionale della vita uterina

Impronte emozionali dell’infanzia

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