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IPNOSI REGRESSIVA RIPARATRICE (IRR)® – Sblocco emozionale (Jesús Casla)

By 31/07/2022No Comments

IPNOSI REGRESSIVA RIPARATRICE (IRR)® – Sblocco emozionale

Jesús Casla 

Scrittore, ricercatore, counselor e professore

Decodifica Biologica

Decodifica Transgenerazionale

Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)®

Creatore della Decodifica Biologica Riparatrice (DBR)®

Fondatore del DBR Institute APS

www.dbr-casla.com      www.jesuscasla.com     www.dbr-institute.com

Sedute presenziali & on line

ITALIA: Milano    Verona    Mantova Padova   Rovigo   /   ESPAÑA: Madrid

 

L’Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)®, sviluppata da Jesùs Casla, è un metodo di sblocco emozionale, integrato nel processo della Decodifica Biológica Riparatrice (DBR) ®, come terzo e ultimo passo, successivamente allo studio transgenerazionale e alla decodifica biológica del sintomo. Alla maniera ericksoniana, intendiamo l’ipnosi come un efficace e potente strumento di comunicazione e di ricerca che permette alla persona di addentrarsi nel proprio inconscio e di individuare i traumi originari che hanno provocato un blocco emozionale; i traumi che stanno all’origine dei suoi sintomi, siano essi fisici o animici, o alla radice di ciò che ritiene non stia fluendo correttamente nella sua vita.

L’Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)® è uno stato di attenzione focalizzata che, con un rilassamento e dissociazione momentanei, permette alla persona di accedere al proprio inconscio.

Durante l’ipnosi la persona è pienamente cosciente, con il pieno controllo di ciò che fa, dice e sente, per cui non può essere manipolata.

E’ uno stato di rilassamento fisico e muscolare che favorisce un pensiero attivo e creativo.

Nell’Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)® la trance non viene utilizzata per indure nella persona un cambio di comportamento, ma come strumento di ricerca per identificare i traumi che sono all’origine del sintomo. Usiamo delle trance leggere dove la persona non è mai incosciente, proprio perché abbiamo bisogno di dialogare con lei in ogni momento, in modo che possa utilizzare la propria capacità creativa e risolvere i problemi; in sostanza, perché possa riconoscere le proprie capacità di cambiamento. Parliamo con l’inconscio della persona, lo interroghiamo e ascoltiamo le sue risposte. In altre parole:

utilizziamo l’ipnosi per ricercare il trauma emotivo che si cela dietro il sintomo, per arrivare a ripararlo o sbloccarlo.

Come Milton Erickson, crediamo che tutte le persone nascano con le risorse sufficienti per affrontare e risolvere i problemi, quindi non c’è bisogno di cercare soluzioni esterne, ma di rendere consapevole l’inconscio e trovare soluzioni all’interno della persona stessa, perché solo lei è in grado di provocare cambiamenti positivi nella sua vita. Come Erickson, concepiamo l’ipnosi come un ausilio terapeutico, nel nostro caso come uno strumento complementare della biodecodifica del sintomo e dello studio transgenerazionale, che ci forniscono le informazioni di base del problema di cui la persona soffre e che, quindi, ci permettono di stabilire il piano di lavoro che realizzeremo con la IRR®.

Sebbene la persona ignori coscientemente ciò che è accaduto, quell’informazione rimane registrata nel suo inconscio e può essere recuperata, perchè, se si seguono alcune regole, l’inconscio della persona le permetterà di accedervi.

L’inconscio sa sempre cosa succede alla persona, e se viene interrogato in modo adeguato, risponderà. Dobbiamo guadagnarsi la sua fiducia.

Non dobbiamo attenderci che l’inconscio inizi a dirci tutto solo perchè lo chiediamo. La cosa normale è che, se siamo riusciti a guadagnarci il suo rispetto, l’inconscio ci permette di conoscere alcune cose, ed anche quel qualcosa non sarà comunque esplicito, ma dovrà essere decifrato. Le informazioni generalmente si presentano stratificate. Pertanto, prima che ci riveli l’informazione più importante, saremo esaminati e misurati dalla parte non cosciente della persona. Man mano che il lavoro di regressione progredisce, vengono rimosse proibizioni e repressioni, e cominciano ad apparire informazioni che erano al di fuori della coscienza. E’ possibile domandarle all’inconscio e, avendo ottenuto risposta, è anche possibile giungere alla riparazione. Lo scopo è quello di ricercare e trovare il trauma, al fine di sbloccarlo e di dargli un nuovo significato.

Nella regressione, la persona ha la possibilità di spostarsi nel passato e rivivere quelle situazioni nel presente con le emozioni originali, ovvero ricordare, rivivere e sentire quei capitoli della sua vita nello stesso modo in cui furono sentiti in quel momento, con gli strumenti e le capacità che la persona aveva o che aveva messo in pratica in quel momento. E’ questa revisione che rende possibile la riparazione del trauma originale (conflitto programmante).

Conflitto programmante e conflitto scatenante

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 L’inconscio, che è atemporale, reagisce allo stesso modo quando una persona affronta situazioni emotivamente simili alla situazione che un giorno risultò dolorosa, indipendentemente dal tempo o se l’evento attuale è solo una replica dell’originale. E’ quindi importante distinguere tra conflitto programmante e conflitto scatenante; il che equivale a stabilire la differenza tra causa ed effetto.

Un conflitto programmante finisce per generare, prima o poi, uno o più conflitti scatenanti successivi. Allo stesso modo, possiamo concludere che senza un conflitto programmante, non si presenteranno mai conflitti scatenanti.

Il conflitto programmante rappresenta, letteralmente, il primo colpo; l’impatto inatteso e traumatico che va oltre la capacità di comprensione e gestione della persona e che si inserisce nell’inconscio come un pesante fardello emotivo. Quando poi il carico emotivo di quell’evento traumatico non risolto si presenta nella salute o nella vita della persona, sarà un conflitto scatenante, attivazione successiva di qualcosa che una volta non è stato risolto. Questo, il conflitto scatenante, è quello che affonta la persona quando si presenta in consulto.

 Riparazione o sblocco emozionale

Affinché la riparazione abbia luogo, è indispensabile integrare oggi in quell’episodio traumatico le risorse, le capacità o le esperienze che mancarono, e che avrebbero permesso alla persona di affrontare quell’evento in modo diverso. Ciò consente alla persona di ottenere e registrare nel suo inconscio una versione diversa di quel passato; riparare, in sostanza, il trauma o conflitto programmante. L’obiettivo non è altro che la persona possa gestire da sola le proprie emozioni, e recuperare la qualità di vita perduta.

Nella nostra memoria emotiva, nel nostro inconscio, permane intatta l’informazione di tutto ciò che abbiamo vissuto, ma senza le emozioni implicate nel momento in cui si sono verificati gli eventi. Si tratta di un meccanismo di autodifesa che il nostro inconscio utilizza per evitare che la sofferenza ci impedisca di continuare la nostra vita, a volte anche bloccando o cancellando completamente la memoria del trauma, anche se invece al suo posto apparirà un sintomo o vari segnali e atteggiamenti che tradiscono l’esistenza di questa ferita non rimarginata, perché in realtà le emozioni legate al trauma in sospeso non si sono mai dissolte.

E’ essenziale risignificare gli eventi del passato, integrando in essi le capacità o le esperienze che ci permettono oggi di affrontarli in modo diverso; in definitiva, di risolverli.

In stato cosciente, la persona adulta ricorda il suo passato, la sua infanzia, e svolge un’analisi che sarà sempre determinata dalla sua visione attuale di quegli eventi; in altre parole, elabora un discorso razionale della sua storia, senza la carica emotiva originale. Con l’ipnosi, invece, la persona può muoversi immaginariamente nel tempo, immergersi nel suo passato per rivivere e percepire quei momenti con le emozioni originali.

E quando queste riappaiono, tutti gli strumenti di protezione che vengono forniti alla persona nel corso della regressione vengono integrate per sempre nella sua memoria emotiva, come se le avesse ricevute in quel momento iniziale. Questo è ciò che consente la risignificazione, lo sblocco emozionale e, infine, la riparazione.

La persona adulta entra nella pelle del bambino o della bambina che fu. Parla e piange come un bambino; ma si tratta di una rievocazione. Quelle emozioni sono rimaste sempre represse nel suo inconscio, condizionando la sua vita, la sua salute e le sue azioni.

È la persona stessa, con il pieno controllo di ciò che dice e sente durante la regressione, che stabilisce la necessaria associazione tra quegli episodi del suo passato e i problemi che si trova ad affrontare oggi, associazione cruciale per la riparazione di quel trauma o conflitto programmante, dato che il terapeuta si limita a guidare e accompagnare la persona in questo processo.

Raggiungeremo il nostro scopo quando convinceremo il bambino ferito a parlare, piangere, esprimersi; quando induciamo l’adulto a trovare le origini nascoste dei suoi sintomi e, per la prima volta, a rivivere quell’episodio del passato con le informazioni che ha oggi, cioè a mettere a servizio del bambino le risorse che ha acquisito nel corso della sua vita.

Si tratta, in sostanza, che la persona possa offrire qui e ora al proprio inconscio una versione diversa di qualcosa che è successo in un momento della sua vita, qualcosa che risultò traumatico in quel momento e che si è incistato, perché non è stato risolto o non è stato gestito in modo adeguato.

 

Jesús Casla e’ autore dei libri:

Decodifica Bio-Transgenerazionale. Segreti e chiavi dell’albero genealógico

Il ciclo mestruale e i suoi sintomi. Decodifica biológica ed emozionale

La memoria emozionale della vita uterina

Impronte emozionali dell’infanzia

Bellezza emozionale. Contributi per una ricerca interiore

L’infinito e’ la mia strada. Regressioni alle vite passate