Transgenerazionale

COME COSTRUIRE L’ALBERO GENEALOGICO

By 05/10/2015Aprile 28th, 2020No Comments

Di Jesús Casla
Terapeuta en Decodifica – Biologica
BioNeuroEmozione
e Ipnosi Clinica Riparatrice

www.dbr-casla.com

E’ un fatto incontestabile che determinati comportamenti, attitudini e malattie si trasmettano di generazione in generazione nel nucleo famigliare. Questa “trasmissione” è precisamente la base e la giustificazione dello studio dell’albero genealogico: l’obiettivo è poter prendere coscienza di tutti quei programmi inconsci che condizionano la nostra vita.
L’albero genealogico è sempre vivo dentro di noi. Noi facciamo parte dell’albero e quindi, siamo l’espressione di tutto il nostro clan. L’Inconscio familiare con i suoi condizionamenti emotivi e comportamentali, determina il nostro modo di porci di fronte alla vita e gestisce le nostre azioni ripetendo schemi dai quali difficilmente possiamo scappare.
La genealogia è un sistema di continue ripetizioni: date, malattie, ordine di nascita, morti, aborti, separazioni matrimoniali, somiglianze, nomi, professioni ecc, si trasmettono da generazione in generazione. Siamo, pertanto, portatori di traumi irrisolti del nostro transgenerazionale.

“In determinate circostanze, gli eventi della vita sono
cosi’ difficili, che i genitori decidono silenziarli.
Nella prima generazione, diventano qualcosa di indicibile;
nella seconda generazione, un segreto di famiglia;
nella terza si trasformano in un impensabile genealogico,
cioè che non si può nemmeno pensare”
(Anne Ancelin Shutzemberger)

Il lavoro nella Terapia Transgenerazionale inizia con il genogramma ovvero lo schema nel quale vengono graficamente rappresentati gli antenati sottoforma di albero genealogico, includendo i dati necessari. La rappresentazione dell’albero genealogico, genogramma, è molto semplice.

Simboli
Questi sono i simboli accettati e utilizzati a livello internazionale per disegnare il genogramma o albero genealogico:
– Donne: si rappresentano con un cerchio (Ο)
– Uomini: con un triangolo (∆)
– “Paziente – cliente”: apparirà con un quadrato attorno al simbolo del genere corrispondente.
– Matrimoni/coppie (sia unioni civili che religiose): i coniugi appaiono uniti da una linea orizzontale. Da questa linea orizzontale escono tante linee verticali quanti sono i figli avuti dalla coppia, ognuno con il suo corrispondente triangolo o cerchio. In caso di separazione o divorzio la linea orizzontale che unisce i coniugi apparirà troncata da una doppia linea obliqua, simbolo che il vincolo è stato interrotto. Si devono anche disegnare i partner precedenti, indifferentemente se si abbiano avuto o no figli.
– Aborti: è importante non dimenticarli e di includerli in corretta cronologia.

Ordine strutturale dell’albero
Tutti i membri del clan appariranno in ordine di nascita, dal maggiore al minore e da sinistra a destra. Avremo così il fratello maggiore sempre disegnato alla sinistra e il minore a destra.
E’ importante tenere presente che l’albero genealogico si fa in funzione del “paziente – cliente” che si pone alla base dell’albero e che distingueremo grazie al quadrato menzionato prima. A destra del “paziente – cliente” porremo il ramo materno e a sinistra, il ramo paterno.
Ogni generazione occupa una linea, la più in basso corrisponde al “paziente – cliente”. Sarebbe interessante raggiungere conoscenza sino alla quarta generazione dei bisnonni.
Può essere utile anche se non indispensabile, includere nello schema altri membri del clan famigliare come ad esempio, zii o prozii. Spesso infatti si hanno con quest’ultimi relazioni affettive importanti o sono proprio loro ad avere una linea di affinità transgenerazionale con il “paziente – cliente”.

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L´albero genealogico; il nostro clan.

Una volta definita la struttura base, bisogna inserire le informazioni più rilevanti che trasformano l’albero genealogico o genogramma in un genosociograma, concetto quest’ultimo sviluppato dalla psicologa francese Anne Ancelin Schutzemberger. Aggiungendo informazioni sui vari membri del clan, il genosociogramma racconta una sorta di storia della famiglia, rivelando problemi e lutti irrisolti. Il genosociogramma dà particolare enfasi alla ‘lealtà familiare invisibile’ al clan e permette in definitiva di intuire i legami esistenti con malattie, traumi, incidenti, ecc dell’albero.

“I lutti non vissuti, le lacrime trattenute,
i segreti di famiglia, le identificazioni inconsce
e la lealtà famigliare invisibile passano ai figli e ai figli dei figli…
Tutto ciò che non si esprime a parole, si esprimerà nel dolore”
(Anne Ancelin Schutzenberger)

Dati necessari da includere nell’albero genealogico
.- Nome: si scrive a fianco o sotto ad ogni cerchio o triangolo
.- Data di nascita: basta il giorno e il mese e si scrive a lato o sotto ogni cerchio o triangolo
.- Data di morte: basta solo il giorno e il mese. La scriveremo a lato o sotto ogni cerchio o triangolo, vicino alla data di nascita aggiungendo un simbolo a forma di croce (†).
.- Causa della morte.
.- Malattie gravi o altre circostanze rilevanti.
.- Data di matrimonio.
.- Nome e data di nascita (o morte ) dei partners e dei figli avuti fuori dal legame ufficiale.
.- Professione.
.- Date di avvenimenti importanti.

Informazione riguardo il Progetto – senso
.- Circostanze del parto.
.- Gravidanza desiderata o no.
.- Se i genitori volevano un bambino o una bambina. Il sesso del nascituro desiderato dai genitori.
.- Circostanze della gravidanza.
.- Avvenimenti significativi della vita dei genitori dal nono mese prima del concepimento sino ai 3 anni di età del figlio

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Qualche concetto di base
Una volta ottenute le informazioni e debitamente riordinate, possiamo iniziare ed avere un’idea generale delle vicissitudine del clan. E’ il momento nel quale il “paziente-cliente” può accedere al “Senso” del proprio albero. Per questo è importante sapere con quale membro del clan si è in relazione, di chi si è “doppio”, con chi si ha un’ affinità ecc.

Conoscere i doppi, i giacenti, le linee maestre, gli eredi universali, le date di nascita, concepimento e morte, i figli illegittimi o i segreti dell’albero genealogico, ci porterà il gran vantaggio di capire quale sia il ruolo che interpretiamo all’interno del nostro clan, che programmi abbiamo ereditato e che tossicità genealogica possiamo guarire per non passarla ai nostri figli.

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L´albero genealogico è sempre vivo dentro di noi. Noi siamo l´espressione di tutto il nostro clan

Come preludio ai successivi approfondimenti, abbozziamo per continuare, due concetti base di transgenerazionale: il doppio e la linea maestra.

Doppio

Essere doppio di un antenato significa che incombe su di noi la sua storia di vita, felice o tragica che sia. In qualunque caso essere doppio di un antenato significa portare con se un programma di riparazione rispetto a qualcosa che ha vissuto l’antenato. L’albero ha la tendenza ad auto-ripulirsi attraverso i discendenti. Se un programma rimane in sospeso o inconcluso, si ripeterà nelle vite dei discendenti per avere l’opportunità di risanare questo trauma e liberare così l’intero clan dal dramma. Dobbiamo sottolineare che per essere doppio di un antenato, deve essere ancora vivo o essere morto dopo il nostro concepimento. Se fosse morto prima del nostro concepimento, saremmo di fronte a una “sindrome del giacente” o “fantasma”, concetti transgenerazionali differenti.
L’indicatore che evidenzia essere un “doppio” di un antenato, è possedere il suo stesso nome. Un altro indicatore è la data di nascita. Per studiare le corrispondenze nelle date è raccomandabile schematizzare i mesi dell’anno in colonne

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Studio del transgenerazionale: date e mesi

Questo schema è fondamentale nello studio del trangenerazionale; sono in relazione le persone nate con una differenza di +/- 7 giorni nei mesi che appartengono alla medesima colonna. Per esempio: un soggetto nato l’11 di agosto (8) è collegato con tutti i membri del clan nati lo stesso giorno; ma anche con tutti quelli nati per esempio, l’11 di novembre (11) (in questo caso la sua data di nascita coincide con la data di concepimento dell’altra persona o viceversa), mantenendo un margine di +/- 7 giorni. Si deve avere una particolare attenzione ai nati nei primi o negli ultimi giorni del mese perché con questo margine di +/- 7 giorni potrebbero risultare correlati con altre colonne.

Sono anche “doppi” i membri del clan che si somigliano fisicamente, quando hanno la stessa professione o hanno lo stesso ordine di nascita ovvero sono entrambi fratelli maggiori o minori ecc. Vanno sempre considerati gli aborti e i bimbi nati morti.

Linea di vita

Si è “doppio” di un membro del clan, con 6 mesi di distanza (+/- 7 giorni). Le persone che sono in “linea di vita” hanno una relazione differente dal semplice “doppio”. Sono i nostri maestri, persone dalle quali possiamo imparare qualcosa di molto importante per la nostra vita. Spesso sono relazione estremamente intime e preferenziali. La storia che ha vissuto questo antenato ci può servire come esempio nella nostra vita. Ci insegna cosa si deve fare o cosa non si deve fare.

La “Linea di vita” è una relazione reciproca, di andata e di ritorno, perché non solo impariamo da lui, il nostro maestro, ma anche l’altro impara da noi. Per sapere che cosa abbiamo da imparare sarà sufficiente chiederci che cosa ci piace di questa persona? oppure che cosa non ci piace? E così applichiamo la “legge dello specchio”.

Questo è un riassunto molto breve degli enormi tesori che ci può regalare lo studio dell’albero genealogico, ovviamente, approfondirlo e analizzarlo è molto più complesso ed è molto più efficace se si conoscono storie e drammi vissuti dal clan.

Nei prossimi articoli daremo ulteriori chiarimenti e svilupperemo altri concetti base del transgenerazionale; lo studio del proprio albero genealogico può essere un’approfondimento personale per comprendere meglio il perché ci capitano proprio alcune vissuti. Perché dobbiamo attendere l’arrivo di una malattia o di un sintomo per rivolgere lo sguardo al transgenerazionale?
Conoscere le potenzialità che si nascondono nel nostro albero genealogico ci porterà enormi vantaggi: riusciremo a capire il motivo profondo dei comportamenti, modi di essere, fissazioni, manie ecc…E al di là del nostro vissuto attuale, studiare e quindi riparare il nostro albero genealogico è il più grande e bel gesto che possiamo fare verso quella “lealtà famigliare invisibile” a cui fa riferimento Josephine Hilgard e verso quell’ “inconscio famigliare” battezzato da Alejandro Jodorowsky: infatti riparare il nostro albero significa tagliare quei programmi inconsci che avrebbero continuato in un pieno senso biologico ad essere trasmessi di generazione in generazione.