DISMENORREA E BIODECODIFICA: COLPA, PAURA E AUTOCASTIGO

Jesús Casla
Terapeuta di BioDecodificazione –
Decodifica Biologica
e Ipnosi Clinica Riparatrice
www.dbr-casla.com

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La dismenorrea è un’alterazione mestruale con dolori acuti e o intermittenti durante la mestruazione, dovuti ad anomalie di vascolarizzazione uterina, problemi ormonali o psicologici. Il dolore non accompagna necessariamente la mestruazione, è però frequente in molte donne. Quando questo dolore oltrepassa un certo limite-per intensità o durata- parliamo di dismenorrea, anche detta algomenorrea. Di fatto i dolori mestruali sono una delle prime cause al mondo, di perdita di ore lavorative o di studio.

E’ un sintomo che può colpire qualsiasi donna. Se prendiamo come riferimento l’età, possiamo definire due diverse categorie:

Dismenorrea primitiva: si presenta in donne giovani, sopratutto nei sei dodici mesi successivi all’arrivo della prima mestruazione (menarca). La medicina sostiene che questo tipo di dismenorrea sia associata all’incremento dell’attività delle prostaglandine nell’utero. Sono dolori acuti e spasmodici. Normalmente compaiono uno o due giorni prima l’inizio della mestruazione e spariscono verso la fine del primo giorno del ciclo.
Si manifesta in donne sane e quindi non lo si ritiene un problema preoccupante, non è infatti l’indizio di malattie più gravi. Colpisce tra il 30% e il 50% delle donne tra i 17 e 25 anni. La percentuale si riduce notevolmente dopo l’inizio dell’attività sessuale o dopo il parto. La dismenorrea che continua nella maturità è solita avere dolori meno forti.
Dismenorrea secondaria: riguarda principalmente donne che già hanno superato i trent’anni e che hanno già avuto figli. In questo caso la dismenorrea spesso appare per la presenza di anomalie o malattie, come ad esempio fibromi uterini, endometriosi, adenomiosi, salpingite cronica, stenosi cervicale o infezioni a trasmissione sessuale. Può anche essere causata da stress, ansia o all’uso di un dispositivo intrauterino. Al contrario della dismenorrea primitiva, la secondaria si caratterizza per un dolore continuo che di solito appare una settimana prima della mestruazione e a volte persiste per tutto il ciclo.

I sintomi caratteristici sono crampi alle gambe, dolore pelvico o addominale, dolore nella parte bassa della schiena, mal di testa, nausea, vertigini e vomito. La dismenorrea porta con sé conseguenze emotive, spesso appare in quadri clinici di ansia e depressione.

Sia per la dismenorrea primaria che secondaria, si valuta l’entità del dolore con diversi gradi:

Grado 0: Si tratta di mestruazioni poco dolorose che non alterano il normale svolgersi delle attività quotidiane
Grado 1: Mestruazioni con dolori lievi che rare volte condizionano la routine e le attività quotidiane.
Grado 2: Il dolore è moderato; ma può incidere sul normale svolgimento delle attività quotidiane.
Grado 3: In questo caso il dolore è severo ed è accompagnato da altri sintomi che aggravano la situazione: cefalea, fatica, vomito, diarrea.Questo quadro clinico condiziona seriamente la normale routine.
Grado 4: Il quadro clinico peggiora. Ai sintomi precedenti si aggiungono allucinazioni e nausea, sintomi che incidono pesantemente sulla qualità di vita della donna.

Evidentemente i dolori presenti nella dismenorrea di grado 3 e 4 sono difficili da gestire, però si possono mettere in atto delle pratiche e adottare una serie di abitudini che, sopratutto nei gradi di dolore basso, aiutano a mitigare il problema. Per esempio si possono eseguire dei massaggi nella parte bassa dell’addome, bere liquidi caldi e fare esercizio con regolarità.

Mettiamo ora da parte questi benefici suggerimenti, per andare ad analizzare la dismenorrea, in un’ottica puramente biologica. Andremo a decodificare il senso biologico del sintomo per poter comprendere e conoscere traumi e conflitti emotivi nascosti.

Tutti i problemi relazionati con le mestruazioni rispondono basicamente, a un rifiuto inconscio della propria femminilità. Ci parlano di situazioni in cui la donna vive la sessualità non solo con colpa, ma anche con un profondo senso di ‘sporcizia’; la vive come un qualcosa di peccaminoso. Questo ovviamente, conduce a una profonda rabbia interiore e a un odio verso il proprio corpo e verso quei comportamenti e atteggiamenti che fanno di lei una donna.

La donna che soffre di dismenorrea esprime con questo sintomo ginecologico, un rifiutosi’, della propria immagine femminile ma, sopratutto, un rifiuto delle norme e delle regole sociali e o culturali, percepite come condizionanti e denigranti. Regole che sottomettono; regole che limitano e coartano la libertà fisica ed emotiva. Sono sempre conflitti che hanno a che vedere con l’accettazione della propria femminilità. Il Progetto-Senso e il vissuto della prima infanzia, possono fornire informazioni fondamentali per trovare i programmi inconsci che stanno alla base della dismenorrea. Molte volte sono le norme esistenti all’interno del nucleo familiare che danno origine a una sorta di conflitto programmante che si accentua poi, nella pubertà: norme relative all’ordine di nascita cosi’ come alla rilevanza o alla ‘funzione’ assegnata a figli e figlie ecc… La giovane interiorizza che essere donna implica solo inconvenienti, ad esempio il godere di meno libertà o il vedersi espropriata della propria legittima primogenitura in favore del figlio maschio nato dopo, ecc. Le vertigini che spesso accompagnano la dismenorrea mostrano la paura nel non avere il controllo e il dominio della propria vita, il sentirsi sempre sotto tutela, condizionata e obbligata da norme e ordini imposti.

La donna può aver anche ricevuto severi avvertimenti -espliciti o impliciti- del pericolo di una gravidanza imprevista. Tutto questo può inculcarle un profondo senso di colpa e una visione della sessualità come di un qualcosa di proibito e sporco. La dismenorrea esprime, come stiamo vedendo, gravi sentimenti di colpa e angoscia. Colpa che inconsciamente, scatena questo desiderio di autocastigo, provocando un dolore che però mai, aiuta a migliorare lo stato emotivo.

Quando la dismenorrea si presenta con vomito e nausea, non solo presuppone uno stato di paura emotiva e di timore ma esprime anche, un drastico rifiuto per i canoni socio-culturali e per le norme familiare di disciplina imposte e inculcate nell’infanzia. Le nausee rappresentano più concretamente, un disgusto e un rifiuto per il modello di femminilità trasmesso e è anche possibile, che ci sia un riferimento ad eventi vissuti dalla donna nel proprio passato.

Ovviamente tutte queste realtà che si mostrano con la dismenorrea, non potrebbero esistere se alla base non ci fosse una svalutazione sessuale vissuta con rabbia e ira. E’ molto utile analizzare con meticolosità lo studio del transgenerazionale poiché a volte le cause che programmano la dismenorrea, sono memorie di aborti in generazioni precedenti, memorie di bambini nati con malformazioni, di donne forzate dai mariti o compagni a relazioni non volute o sessualmente ‘fuori norma’- grande differenza d’età nella coppia, incesti ecc..-, eventi rimasti nel silenzio perché considerati vergognosi e innominabili.

La donna che soffre di dismenorrea non solo rifiuta la propria femminilità e il modello di madre/moglie/donna datole dalla propria madre, ma anche le norme e i ruoli-percepiti come limitanti e ingiusti- che le vengono imposti in ragione della sua appartenenza al sesso femminile. Vorrebbe evitare tutti questi condizionamenti e tutti questi obblighi pre-stabiliti che le sono stati trasmessi dall’infanzia ma non può o non sa come liberarsi ed è questa sensazione di non poter avere il pieno controllo della propria vita, che le fa vivere il suo rifiuto, con paura, timore e rabbia.

La donna che soffre di dolori mestruali può analizzare anche con l’aiuto di un terapeuta, le situazioni e le possibilità sin qui esposte: potrà rendersi conto di quali siano le realtà che hanno inciso o ancora stanno incidendo nella sua vita con maggior forza. Da questa presa di coscienza, guarderà alla propria esistenza da un nuovo punto di vista, accorgendosi che le norme interiorizzate presuntamente inamovibili, non sono altro che credenze. E le credenze si possono cambiare e cambiandole, si dissolvono le emozioni dannose, causa e fondamento della malattia. La donna sarà cosi’ finalmente capace di rivedere, correggere e disfarsi di tutti quegli schemi comportamentali imposti che le impedivano di riconoscere e rispettare la propria armonica pienezza di donna, di madre, di compagna, di ESSERE UMANO libero.